“Chi ha detto, amico e fratello,
che devi morire fra mille tormenti?
Sai che il dolore canta?
Io mi sono chinato sopra di te,
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e ho scoperto la musica,
la musica del dolore.
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(Alda Merini, Francesco.)
E così è stato per Te, Ennio: una vita non facile, specie in questi ultimi anni in cui il Tuo corpo era ferito, ma era la vita che hai voluto e affrontato con coraggio e determinazione nei suoi alti e bassi.
Mi pare di averti conosciuto da sempre: giovane Nettuno ad affrontare “l’ansa dell’isola”, al fiume attraversandola nel suo fondo camminando con una grossa pietra a trattenerti giù, poi Tritone al mare a pescare ogni sorta di pesci con un’apnea esageratamente forzata, poi epigone di Indiana Jones a scavare tesori. Giramondo alla ricerca di donne impossibili a condividere la Tua vita avventurosa, che poi Ti lasciavano con il cuore lacerato e con debiti da sanare.
La famiglia di provenienza fatta di artisti e stravaganze sempre nel cuore.
Mio carissimo Ennio mancherai a molti di noi che Ti hanno ammirato per il Tuo coraggio e la Tua forza – noi tutti Ti chiamavamo Sansone – che però non era solo fisica, per il Tuo sapertela cavare in ogni faccenda o lavoro che fosse, senza mai chiedere denaro, ma regalando il Tuo aiuto, aggiustando cose impossibili ad altri aggiustare…
Ennio, Te ne sei andato solo, nel silenzio della Tua stanza, forse nella notte che sempre hai preferito al giorno, per le sue stelle, all’aperto, e nel chiuso degli scavi illuminati dalla lampada a carburo.
Buon riposo, Ennio, la terra, lo so, Ti sarà lieve. A rivederci mio caro.
Il Tuo amico Lamberto