In ricordo di Tomaso Kemeny, il poeta della Bellezza

“Ahi, che magica età fu l’infanzia,
un sogno reale e in nebbia dissolto,
se dal cielo cadeva, la neve era zucchero
e lo zucchero neve sulla tovaglia.”

Così il mio caro e stimatissimo quanto mai Amico, Tomaso Kemeny, scriveva in questa quartina all’interno di una breve novella, in cui era facile leggervi cenni autobiografici, scritta  per una raccolta di racconti scritti da Amici per il Santo Natale 2004 di cui feci dono ai soci del circolo degli artisti che allora presiedevo nella mia Faenza.
Quando ieri l’Amico fraterno Davide Rondoni mi ha inviato un messaggio in cui mi diceva che Tomaso ci aveva lasciato ho ricordato questa quartina che illuminava e conteneva tutta la trama a seguire. Così i Poeti! Quelli Grandi! In una sintesi di parole sanno dire il mondo! L’Amico più caro di Tomaso, Giuseppe Conte, quello con il quale da subito  ha condiviso la meravigliosa avventura del Mitomodernismo, dopo il manifesto dello stesso Giuseppe e di Stefano Zecchi, che ha con lui occupato poeticamente Santa Croce e poi il Colle dell’Infinito, che con lui ha viaggiato sulla Freccia della Poesia, che con lui ha navigato sui mari più insidiosi alla ricerca della Bellezza e dei valori assoluti, in contrasto con le visioni politiche di allora e che purtroppo ancora oggi infestano la società, ha scritto parole bellissime, intrise di ricordi che profumavano di Poesia, sognata, vissuta e incarnata in un bellissimo articolo che racconta la loro Amicizia e stima reciproca.
La mia frequentazione è stata quella di un editore e di un ammiratore, eppure nella mia piccolezza l’ho sempre sentito tanto vicino e quando andavo a fargli visita mi ha sempre accolto con mille attenzioni ricolmandomi di aneddoti vissuti non solo nella  Romagna in cui per un certo periodo ha vissuto, fuggendo da una avventura amorosa e “pericolosa” nel suo dire scherzoso, ma anche nella terra della sua infanzia. E poi le “occupazioni poetiche” e il suo Amore per l’Amore e la Bellezza. Era bello ascoltarlo e me ne partivo  poi con il desiderio di ritornare al più presto.
Poco fa mi ha scritto un altro Amico caro, Paolo Valesio, ricordandomi di quando lo portai con me a fare visita al nostro Tomaso. Anche Paolo ha combattuto nella sua America per la Poesia, nelle prestigiose università in cui ha insegnato, fondando anche una importante rivista di poesia italiana e in quell’incontro parlarono di progetti alti da realizzare poi, dimentichi della loro età, concludendo infine, che comunque le cose andassero, se il tempo loro concesso non sarebbe bastato, comunque  il viverlo cosi intensamente era già un grande risultato a fronte dell’ignavia di tanti intellettuali.
Manchi Tomaso caro, a tutti noi, amanti dell’Amore e della Bellezza e dei valori più alti. So che dove ora stai, anche a me come scrive Giuseppe nel ricordo pubblicato oggi su “il Giornale”, piace pensare vi siano belle cameriere con le quali starai scherzando amabilmente e cavallerescamente inventando per loro madrigali e nuove canzoni d’Amore.
Quella quartina in apertura  racconta dell’infanzia del Tuo spirito che so per certo hai portato con Te anche dove ora stai.
A Dio, Tomaso!
Tuo Lamberto