
“ […] Questo è il luogo del nostro addio, / da qui procederai da solo, non so fino a dove. / I pensieri vagano, sospesi, come nuvole, / l’antica amicizia è sigillata dai raggi del tramonto. […]”
Li Po, “Due amici nel tempo dell’addio”, da “La clessidra di bambù, Roberto Mussapi.
È tanto triste salutarti, salutare l’Amico, più ancora dell’Artista, mio caro Franco, ma è anche bello perché so per certo che ora la Tua ricerca, e artistica e filosofica e scientifica, finalmente sarà saziata. Fra i tanti ricordi di quella mostra alla Galleria Comunale d’Arte di Faenza – per tutti la Galleria della Molinella – ne ricordo uno in particolare: era una mattina e sul divano del mio salotto si guardava fuori dalla porta finestra gli alberi del giardino discorrendo di cose alte inframmezzandole di facezie cucite con l’ironia.
Del mio giardino credo di conoscere ogni cosa, se possibile darei il nome ad ogni foglia per salutarla poi quando cadrà a terra, nell’eterno ciclo della vita. C’è un caco molto grande lì e quella pianta Ti aveva colpito particolarmente e me la descrivesTi con una tale delicatezza e conoscenza e Amore rivelandomi aspetti celati a me, che pur amo tanto quel caco, ma a Te solo rivelati perché l’Artista, quello sincero come il vino buono, sa cogliere l’altro lato della luna, a noi comuni mortali impossibile da cogliere. Quel giorno nella semplicità di un dialogo compresi la profondità del Tuo pensare, la vastità della Tua anima, la dimensione grande del Tuo fare Arte, come scrisse anche Giampiero Mughini nel suo “Bibliofolle” commentando il libro di quella mostra, “cani+sedie+donne”, e di ritenere essere Tu l’Artista italiano più internazionale del secolo scorso. Ed io sono concorde.
Mio caro Franco so di rivederTi, non tanto avanti nel tempo, perché anche a me i capelli si sono imbiancati e diradati. Mi dispiace solo di non essere arrivato a tempo, come avrei desiderato, ma troppo ho rimandato, per un saluto e magari augurarTi buon viaggio. Ciao Franco, fatti vivo per regalarmi qualche idea, Tu che in quel cervello ne ammucchiavi di continuo.
Il Tuo amico di Faenza Lamberto.